A seguito della generale stagnazione economica del 2019 e delle difficoltà legate anche (e soprattutto) alla tensione sull’Ilva, quali sono le prospettive per la siderurgia nel 2020?

Analizzeremo quindi alcuni degli aspetti salienti del 2019 e vedremo cosa ci si può aspettare per questo 2020.

Le prospettive per il 2020

Stando alle prospettive del Worldsteel Economics Committee 

il consumo di acciaio dovrebbe salire del +1,7% nel corso dell’anno. Ecco come si distribuisce globalmente:

  • Paesi in via di sviluppo, +4,1%
  • Cina +1%
  • Paesi sviluppati +0,6%

A livello di materie prime, e quindi soprattutto carbon coke e materiale ferroso, i prezzi dovrebbero abbassarsi nel corso dell’anno. In particolare, il materiale ferroso, data la crescente capacità estrattiva, dovrebbe restare sui 70-80 dollari a tonnellata; per il carbon coke, i prezzi dovrebbero scendere mediamente del 10%.

Come si prospetta la siderurgia in Italia e Europa?

L’Unione Europea, facente parte del +0,6% dei paesi sviluppati dovrebbe vedere una crescita del +0,1%. Allo stesso tempo, il consumo apparente dovrebbe attestarsi su quota +1,4% (ovvero incluso il ciclo delle scorte, definizione Istat).

L’Italia nel 2020 sembra che sarà il nono paese al mondo per consumo di acciaio, con un consumo totale di circa 27,5 milioni di tonnellate. 

I prezzi dei coils laminati a caldo (HRC)

Gli ultimi mesi del 2019 hanno segnato una profonda incertezza per il comparto siderurgico, anche e soprattutto a causa dell’annuncio di chiusura degli impianti dell’ ex Ilva di Taranto.

Questa situazione di incertezza, da un certo lato, ha influito “positivamente” sui prezzi dei coils (HRC), i quali sono tornati a crescere da inizio novembre. Il prezzo, infatti, è mediamente salito di 20 euro a tonnellata in Europa, mentre nel Nord America il prezzo è cresciuto addirittura di 50 euro.

Il costo di importazione dei coils da India e Turchia verso il Sud Europa è risalito di circa 40 euro in pochissime settimane, così da portare ad una generale ripresa dell’intero comparto a livello mondiale.

Nel Nord Europa invece sono Tata Steel e ArcelorMittal ad andare al rialzo, con prezzi che si attestano in crescita di 30-40 euro a tonnellata/coil.

Naturalmente, sebbene i prezzi siano in ascesa, non può essere l’unico fattore l’incertezza portata dall’Ilva che, anzi, rende i mercati instabili. Vediamo quindi ora cosa comporta la criticità dello stabilimento di Taranto.

Ilva di Taranto e le preoccupazioni per la siderurgia nel 2020

Dopo anni di discussioni, il gruppo ArcelorMittal ha messo in dubbio non solo il “come”, ma addirittura il “se” per lo stabilimento di Taranto. L’annuncio della chiusura dei mesi scorsi infatti ha reso instabile non solo il futuro dell’area coinvolta, ma dell’intero comparto in Italia, dato che Taranto è il polo produttivo più grande d’Europa.

Ecco quindi le principali criticità legate alla vicenda:

1. Mancanza di capitali per il rilancio

Per poter trasformare gli ambienti in stabilimenti efficienti e funzionali, servono diversi miliardi di euro che, al momento, nessuno ha messo a disposizione. Come mancano anche i soldi per l’innovazione tecnologica e la bonifica ambientale, necessaria.

2. Troppo tempo perso

Dal momento che la crisi di Taranto di protrae da oltre 7 anni, i pochi fondi a disposizione sono andati per la maggior parte, all’amministrazione ordinaria; questo quindi tralasciando per lunghi anni la manutenzione, così che oggi i costi siano notevolmente superiori per riqualificare i siti produttivi.

Allo stesso modo, gli interventi di riqualificazione del territorio continuano ad essere rimandati, mentre la magistratura insiste con l’esigenza di sanare le aree.

3. La perdita di occupazione

Il problema degli esuberi è uno dei più critici in un’area dove l’economia si basa quasi interamente sulla presenza di ArcelorMittal; si tratta infatti di ridurre del 57% la forza lavoro negli stabilimenti, con un taglio totale di 4.700 persone in tre anni, e 2.900 già nel primo anno.

Oltre a loro, anche le persone impegnate nell’amministrazione straordinaria, 1912 in tutto, non avranno un futuro lavorativo a Taranto.

Poiché la situazione è di estrema incertezza, al momento la timida crescita stimata potrebbe ancora vedere delle variazioni, sia in rialzo che, soprattutto, a ribasso. Questo soprattutto se non si troverà una soluzione concreta alla questione Taranto.

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