martedì 11 Maggio 2021

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Resilienza: un termine multisettoriale da usare con attenzione

Ci sono parole dell’ambito meccanico che vengono di sovente impiegate anche nel linguaggio quotidiano. Resilienza è una di queste: una parola che ormai, in tempo di crisi economica e pandemica, sentiamo ripetere sempre più spesso e che viene comunemente utilizzata come sinonimo di resistenza.

Il significato nei diversi settori

In effetti il termine designa in ingegneria la capacità di un materiale di assorbire energia in conseguenza di deformazioni fino alla sua rottura.

In psicologia è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici.

In biologia è la capacità della materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a perturbazione.

Nel risk management è addirittura la capacità di un sistema di modificare il proprio funzionamento prima, durante e dopo un cambiamento, così da poter continuare le operazioni necessarie in condizioni impreviste.

Resilienza e acciaio

Nel nostro settore, infine, la resilienza è più propriamente e semplicemente la capacità dell’acciaio di resistere ad un urto, assorbendo l’energia con deformazioni plastiche ed elastiche fino a rottura.

Attenzione però: quando si vuole verificare il comportamento di un materiale sottoposto a urto, si può effettuare la prova di resilienza a temperature diverse e con l’applicazione di forze diverse. In conseguenza di ciò, le sigle con le quali vengono designati gli acciai indicano le prove alle quali sono stati sottoposti. Prendiamo per esempio l’acciaio S235JR, la prova di resilienza viene fatta ad una temperatura di 20°C applicando una forza di  27 J. 

Ed ecco una sorta di Tabella di Corrispondenza degli acciai alla prova cui sono stati sottoposti:

– sigla JR per resilienza minima a 20°C pari a 27 J;

– sigla J0 per r. min a 0°C pari a 27 J;

– sigla J2 per r. min a -20°C pari a 27 J;

– sigla J3 per r. min a -30°C pari a 27 J;

– sigla J4 per r. min a -40°C pari a 27 J;

– sigla J5 per r. min a -50°C pari a 27 J;

– sigla KR per r. min a 20°C pari a 40 J;

– sigla K0 per r. min a 0°C pari a 40 J;

– sigla K2 per r. min a -20°C pari a 40 J;

– sigla K3 per r. min a -30°C pari a 40 J;

– sigla K4 per r. min a -40°C pari a 40 J;

– sigla K5 per r. min a -50°C pari a 40 J;

– sigla LR per r. min a 20°C pari a 60 J;

– sigla L0 per r. min a 0°C pari a 60 J;

– sigla L2 per r. min a -20°C pari a 60 J.

Come vediamo, occorre dunque essere cauti; utilizzare resilienza nel linguaggio quotidiano comporta implicazioni poiché ad essa non viene sempre attribuita la stessa accezione. Quando la citiamo dovremmo in teoria specificare anche l’ambito cui ci riferiamo e se è quello meccanico anche il metodo di prova cui il materiale, o la persona, è stata sottoposto.

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