venerdì 23 Luglio 2021

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Per fare un’automobile ci vuole… il semiconduttore

Indispensabili quanto il ferro, preziosi quanto e forse più del petrolio, non sono i big data ma…

Tra tutte le carenze di materie prime ce n’è una che rischia di pesare più di altre. Finora è costata a Stellantis il taglio della produzione di 190.000 veicoli; Volkswagen, Toyota e altre case automobilistiche hanno riscontrato gli stessi problemi. Di cosa stiamo parlando?
Si tratta della carenza di chip provocata da penuria di semiconduttori.

Cosa sono i semiconduttori?

Sono materiali sempre più usati nell’ambito della microelettronica per la creazione di chip, circuiti, componenti di ogni device che sia necessario inserire all’interno di macchinari, elettrodomestici, computer, smartphone.

Stanno diventando una sorta di materia prima alla base della supply-chain dell’economia più avanzata, indispensabile quanto il ferro, preziosa forse più del petrolio.

Perché scarseggiano?

Dal 2020 i semiconduttori sono divenuti sempre più scarsi e introvabili. Ha influito certamente una maggiore domanda di prodotti Ict, per comunicare a distanza e rompere l’isolamento, ma anche per lavorare nonostante le restrizioni.

Non è solo un problema di domanda, però, ma anche di equilibri e conflitti geopolitici. All’interno dei quali l’Unione Europea è un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. I protagonisti infatti sono altri, principalmente Stati Uniti, Cina, Taiwan, Corea del Sud, che si dividono questo mercato emergente e strategico.

Esportatore e importatore: la situazione cinese

La UE è una importatrice netta di alta tecnologia, e tra i maggiori fornitori vi è la Cina. Il 30% di tutte le importazioni da questo Paese nella Ue consistono in device per le telecomunicazioni, dai televisori agli smartphone.

Semiconduttori che la Cina in parte produce, ma che deve anche acquistare all’esterno, vista l’enorme domanda mondiale di prodotti Ict rivolta alle proprie fabbriche. Nel 2020 sono diventati la voce principale del proprio import, toccando i 35 miliardi al mese e superando anche il petrolio.

Tensioni politiche colpiscono i semiconduttori

Le sanzioni scaturite dalle tensioni commerciali tra Cina e USA includono un divieto di esportazione di beni strategici, tra cui i semiconduttori e le loro componenti, alla Cina.
Nello specifico gli Usa hanno bloccato l’esportazione in Cina di prodotti della parte iniziale della supply chain dei semiconduttori, ovvero quei software specifici che servono al disegno del circuito integrato da costruire.

In questo primo step, sono le aziende americane a essere leader del mercato, con Nvidia, AMD, Qualcomm, che detengono il 65% della produzione, seguite da quelle taiwanesi, come Realtek o Mediatek, con il 17%. La Cina ha il 15%, ma il suo peso sta crescendo sulla spinta di Huawei.

Una filiera internazionale

Un po’ come accade con il petrolio, per costruire fabbriche di chip che usino i semiconduttori, gli investimenti iniziali sono enormi, e questo fa sì che il mercato sia formato da poche aziende molto grandi. Con tutti i problemi che questo comporta, in termini di dipendenza da poche fonti.

A questo si aggiunge il fatto che si tratta di una filiera internazionale, quindi soggetta a tensioni geopolitiche. Sono pochi i semiconduttori che vengono prodotti dall’inizio alla fine in uno stesso Paese.

Anche la fase finale dell’assemblaggio, che dà meno margini, vede il mercato diviso tra una leadership taiwanese, con il 53% del fatturato, un crescente ruolo cinese e uno più limitato americano. 

Le industrie europee tra marginalità e globalizzazione

Le industrie europee hanno un’importanza inferiore, principalmente nella fornitura di macchinari e di materie prime nell’ambito della chimica, ma di fatto sono periferiche in tale mercato.

Per questo, usando anche i fondi di Next Generation Eu, la UE mira a diminuire la propria dipendenza dall’estero. Che non è solo economica, ma anche politica, con le pressioni americane per bloccare le esportazioni verso la Cina di quei materiali importanti per la produzione di semiconduttori.

Pressioni che sarà sempre più difficile assecondare visto che la Cina sta diventando la protagonista di questo mercato, in aggiunta a quello dei device ICT, che acquistiamo da tempo dal colosso asiatico. Si chiama globalizzazione.

Fonte: TrueNumbers

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