venerdì 23 Luglio 2021

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Materie prime: le fonderie danno l’allarme, rischio fermo e inflazione

L’Italia rischia “un’impennata generalizzata dell’inflazione” che andrà ad incidere negativamente sulla ripresa economica del Paese. Non si tratta di allarmismo, ma del cosciente grido di Roberto Ariotti, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane.

Fonderie italiane in ginocchio

“Il settore sconta rincari pesantissimi e disponibilità di materie prime sempre più ridotta”, in un Paese già carente di queste ultime, dove riveste un ruolo di primo piano l’industria trasformativa. 

“La materia prima è poca e viene venduta a prezzi folli al miglior offerente”, si legga Cina e Stati Uniti. L’Italia non può permettersi di “assorbire i rincari, che nel migliore dei casi hanno superato il 60%”. Alle fonderie dello stivale spettano quindi quantità contingentate, che escludono la possibilità di produrre scorte.

Prospettiva di un fermo a effetto domino

Ci troviamo di fronte a una situazione drammatica: la produzione e la richiesta di lavoro aumentano, ma il problema dell’approvvigionamento pare per il momento insuperabile.

Ariotti non esclude quindi la prospettiva di un fermo produttivo che danneggerebbe a catena decine di filiere della metalmeccanica, non solo in Italia, ma in Europa. Le fonderie italiane sono infatti per lo più piccole o medie imprese che offrono i prodotti ai “colossi della filiera della metalmeccanica”

Acciaio: rialzo incontenibile

E i dati fanno rabbrividire. L’alluminio primario, dai minimi della primavera 2020, è aumentato del 60% in un anno. Ma ancora più proibitivo è l’alluminio secondario, che sfiora un incremento del 90%

Ariotti invoca l’intervento delle più importanti filiere della metalmeccanica, clienti delle PMI italiane, perché non puntino sui prezzi bassi, ma su realtà che siano “garanzia di qualità, sostenibilità e continuità delle forniture”.

Fonti: Siderweb, Ansa

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